Rapporto di Hansjörg Baltensperger, Direttore della CBM Svizzera

Guayaquil/Ecuador. Una scala malferma mi porta all’interno della capanna di bambù situata nel quartiere povero. Per non perdere l’equilibrio sono costretto ad appoggiarmi alla parete, ai pali e alle traverse di rinforzo. Sdraiata sul pavimento a due metri da terra ci aspetta Marcia, ragazzina undicenne cerebrolesa.

Blanca scioglie i muscoli contratti di Marcia prima di incominciare con gli esercizi.
Blanca scioglie i muscoli contratti di Marcia prima di incominciare con gli esercizi.
Bere senza sbrodolare o tenere il bicchiere richiede molta concentrazione.
Bere senza sbrodolare o tenere il bicchiere richiede molta concentrazione.

Con me c’è Matthias Leicht, il responsabile di progetto. Nel giro di due settimane vogliamo visitare sei progetti in Perù ed Ecuador, tre dei quali sono programmi per l’assistenza dei disabili in seno alla famiglia. L’incontro con Marcia è quello che più di tutti mi ha colpito.

Speranza per i bambini disabili

Blanca Torres, l’operatrice che segue Marcia, ci ha preceduti sulla scala con maggiore agilità. Lei è una della trentina di operatrici della CBM che vivono nei quartieri poveri e lì si occupano dell’assistenza e dell’integrazione di 420 persone handicappacate, più della metà delle quali bambini. Questo progetto di CBR (community based rehabilitation – riabilitazione in seno alla comunità) finanziato dalla CBM Svizzera è stato avviato l’anno scorso.

Visite da molto molto lontano

Marcia è sdraiata sul letto in fondo alla capanna ed è felice di ricevere visite. Mentre Blanca ci espone il suo caso, la ragazzina scivola agitata di qua e di là, ansiosa di vedere chi è giunto sin qui da molto molto lontano. Quando con l’aiuto di Blanca si mette seduta, ci osserva con un gran sorriso. 

Confinata nella capanna

Dal «pianterreno» si sentono giungere i rumori del focolare. In questo locale ci sono soltanto un mobile e due letti. Uno se lo dividono i fratellini di 15 e 8 anni col papà, l’altro Marcia e Teresa, la sorella dodicenne. Da quando è morta la mamma, è Teresa che ne fa le veci: veste gli altri, lava, cucina, imbocca, cambia i pannolini. Ma da sola non riesce a sollevare Marcia e metterla nella sedia a rotelle, così ques’ultima è costretta a passare le sue giornate a letto. I fratellini trascorrono il loro tempo per strada, dopo la scuola. Il padre esce di casa alle cinque del mattino per andare al lavoro e non rientra prima delle otto di sera.

Ore solitarie

Teresa il mattino va a scuola. Le distinzioni appese alla parete ne dimostrano gli eccellenti risultati. Al termine delle lezioni, la ragazzina corre a casa da Marcia e trascorre con lei le ore che restano del giorno.

La vita occhieggia tra gli interstizi

Tra le fessure della parete di canne di bambù passa qualche raggio di sole, fatto che permette a Marcia di sapere che è giorno. Da fuori giunge ogni tanto il rumore del fango calpestato, lo scricchiolìo dei sassolini, il suono di passi a volte leggeri a volte pesanti. Marcia sente il rumore dei cani randagi, di notte persino qualche sparo. Le giungono all’orecchio brandelli di discorsi, risate e insulti, bambini che si chiamano e attende di udire voci conosciute. Lei sta imparando ora a parlare. Giace silenziosa e sola in questa capanna immersa nella vita che le scorre attorno.

Marcia allegra sulla sedia a rotelle.
Marcia allegra sulla sedia a rotelle.

Un ghiotto esercizio

Blanca mette Marcia nella sedia a rotelle e la spinge verso di noi. Le

allungo un rotolo di caramelle gommose e con cautela e grande sforzo la ragazzina lo afferra. I bambini sanno d’istinto che cosa fare con i dolci: le porgo una caramella e lei subito la porta alla bocca. Che delizia, è la prima volta che gusta una cosa del genere!

 

Dopo la caramella, Marcia è ancora più felice della nostra visita. Mi sorride mentre le porgo la seconda. Certo, sarebbe stato più facile mettergliela direttamente in bocca, ma eseguire movimenti mirati è un buon allenamento per lei. E quale bambino non si esercita volentieri se ci sono dolci squisitezze in premio?

Un’assistenza di lungo respiro

Nell’assistenza ai bambini disabili, le aspettative e il senso del tempo svaniscono. Tenere un bicchiere o un cucchiaio sono enormi passi avanti che richiedono molta forza e settimane di esercizi. Marcia non è ancora in grado di tenere il cucchiaio così a lungo da saziarsi, ma vista l’abilità con cui si porta alla bocca le caramelle è sull’ottima via per impararlo!

Cure e affetto

Le operatrici della CBM hanno incominciato con le visite settimanali a Marcia nel settembre scorso. E con loro sono giunti la sedia a rotelle e i giocattoli terapeutici. Blanca ha insegnato a Teresa a eseguire gli esercizi con la sorellina e ha convinto la zia ad andarle a trovare più volte la settimana. Con il loro aiuto, Marcia ora può stare nella sedia a rotelle più spesso, per sua immensa felicità. Che bello vedere il mondo dall’alto! Marcia si sente una piccola regina. E da seduta si possono fare un sacco di esercizi, come mangiare e bere da sola. Con un piccolo aiuto, Marcia è già capace di tenere il bicchiere. Ed ecco la sua prima parola: «Papà!».

Dicono di noi
Prof. Jean Ziegler, già relatore speciale all’ONU per il diritto all’alimentazione.

Prof. Jean Ziegler, già relatore speciale all’ONU per il diritto all’alimentazione

«La CBM merita il nostro energico sostegno, la nostra ammirazione e la nostra solidarietà.»

I nostri progetti

Indirizzo

CBM Missioni cristiane per i ciechi nel mondo

Seestr. 160

CP

8027 Zurigo

Contatto

Tel 044 275 21 71

» E-Mail

Donare

Conto per le donazioni

PC 80-303030-1

» Details

Certificati

  • AES Codice etico
  • ZEWO Certificato